Qualche giorno fa ho letto tramite Giuseppe Granieri, che ultimamente sta lavorando parecchio sull’argomento, un articolo eccezionale sul futuro dell’editoria. Che riporto pari pari, per la sua disarmante capacità di pensiero e provocazione. Granieri ci fa vedere (via Marco Pratellesi) un video che appare chiarissimo, un esempio lampante e schietto delle proprie idee.
«Per mia figlia di un anno», dice l’autore del video, «un giornale di carta è solo un iPad che non funziona. E sarà sempre così nella sua vita». E poi scherza: «Steve Jobs ha codificato parte del sistema operativo di mia figlia». Ho sempre trovato illuminante il modo in cui bambini che hanno da 1 a 3 anni si rapportano con l’iPad. Questo tipo di interfaccia (che non è solo un’interfaccia con l’hardware ma è soprattutto un’interfaccia con i contenuti che l’hardware ci abilita a governare) ha quasi la stessa età di quei bambini. Cresceranno insieme.
Così io magari sbaglio, ma sospetto sempre che se vogliamo immaginare il futuro dell’editoria, dobbiamo cominciare a pensare al mondo che vivranno loro (che non capiranno mai la carta). E quel mondo, credo, bisogna cominciare a immaginarlo oggi. Ragionare su quello che vediamo accadere non ha senso senza questa iniezione di prospettiva: il presente (e i prossimi due o tre anni) non ci dicono nulla. Ci mostrano solo la transizione che inizia. Ma sono loro (bambini e nuovi strumenti) a darci una direzione.



